domenica, 28 giugno 2009,20:15

Un negroni per finire la serata,che tanto sono le due e poi si va a letto. Invece succede che la Francis viene a salutarmi prima di andare via. Si chiacchiera del più e del meno e alla fine ci ritroviamo soli sulla sala. L’ultima sigaretta, le ultime cazzate, la camminata per accompagnarla sotto il portone di casa. Poi attraverso il centro deserto, illuminato dalle luci gialle, per tornare alla macchina, con un paio di gatti che tirano in fondo la serata ma anche loro sembrano rientrare verso le loro case. Certo che Pistoia deserta in una notte di inizio estate può essere veramente bella.

Musica consigliata per questo post: se leggete i post vecchi capirete che è una scelta obbligata. Oasis – Slide Away.


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venerdì, 12 giugno 2009,09:19

Il giornalista Michael Blomqvist è costretto a pagare un risarcimento al magnate Wennestrom per calunnia e diffamazione, ed a scontare tre mesi di carcere in seguito ai suoi articoli apparsi sulla rivista Millennium da lui presieduta. Per evitare il fallimento della rivista decide quindi di dimettersi fino a che non avrà scontato la sua pena. In suo aiuto interviene il vecchio Vanger, capostipite dell’omonimo gruppo industriale, che, ossessionato dalla scomparsa della nipote avvenuta quaranta anni prima, gli offre sei mesi di lavoro ad una cifra pazzesca, che permetterebbero al giornalista di poter uscire senza nessun danno economico dal verdetto giuridico. Michael dovrà solo trasferirsi nella tenuta della famiglia Vanger e cercare di risolvere un mistero al quale nessuno è mai riuscito a dare una risposta.

Il film è tratto, come avrete capito, dal libro “Uomini che odiano le donne” e che io avevo già “recensito” sul mio blog. Come sempre, anche in questo caso la regola meglio il libro del film è valida ma il film è comunque sopra allo standard. L’inizio è come quello del romanzo, con il vecchio Vanger che riceve il fiore dallo sconosciuto il giorno della scomparsa della nipote, ma il prosieguo si prende delle licenze rispetto al libro, prettamente a scopo di durata. Molte le differenze (il rapporto tra Michael e Erika, nessun accenno al fatto che Michael sia sposato, il finale diverso ma allo stesso tempo uguale) che comunque non tolgono suspense ne senso al racconto e consentono al film di filare via lineare per tutte le due ore e mezzo della durata. Menzione particolare per Noomi Rapace, l’attrice che interpreta Lisbeth Salander. Molte le critiche che erano piovute sulla sua scelta, che probabilmente adesso molti si staranno rimangiando. Pur rimanendo troppo alta rispetto al personaggio di Larsson (una ventina di centimetri scarsi), Noomi rende perfettamente il personaggio in tutti i suoi aspetti. Complimenti al regista per la scelta. Vi consiglio la visione, soprattutto se non avete letto il libro, ed occhio ai prossimi due capitoli, già in lavorazione (si parla anche di una possibile trasposizione hollywoodiana). Io ho già cominciato a leggere il secondo libro, “La ragazza che giocava con il fuoco”.

Musica consigliata per questo post: Uomini che odiano le donne - Colonna sonora originale.

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lunedì, 18 maggio 2009,08:29
Alla vigilia del conclave, il Vaticano richiede l’intervento del professor Langdon. Nonostante i rapporti tra lui e la chiesa non siano idilliaci dopo l’avventura del codice, ritengono che lui sia il maggior esperto di simbolismi e quindi l’unico in grado di poter cercare di risolvere il mistero degli illuminati. Quattro cardinali sono stati rapiti e il rapitore minaccia di ucciderne uno ogni ora a partire dalle otto di sera, prima di distruggere il Vaticano allo scoccare della mezzanotte. Langdon dovrà affrontare una corsa contro il tempo per impedire tutto ciò, aiutato dalla professoressa Vetra, una scienziata del CERN dove è stato rubato un contenitore di antimateria con il quale il rapitore intende far saltare la sede della Chiesa.
Avrete certamente capito che sto parlando di “Angeli e Demoni”, il secondo capitolo (in realtà sarebbe il primo dal punto di vista letterario)di Dan Brown sulle avventure del professor Langdon. Pur essendo differente dal libro sotto diversi punti di vista, questa volta il risultato sembra di gran lunga migliore del codice. Forse perché il ritmo è più serrato, una caccia contro il tempo continua, o forse perché Tom Hanks mi sembra molto più a suo agio della prima volta, non saprei. Fatto sta che il film corre via molto bene e si lascia seguire nel suo svolgimento tra le strade di Roma, alla ricerca del percorso dell’illuminazione. Tanti anche gli attori e i comprimari italiani, tra cui Pierfrancesco Favino (secondo me uno dei miglior attori del cinema italiano in circolazione). Impressionanti gli effetti speciali, che ricostruiscono piazza San Pietro in maniera eccezionale. Il Vaticano ha negato le riprese persino senza gli attori, quindi la troup ha girato con telecamere ad alta definizione come semplici turisti e scattato migliaia di foto, ricostruendo parzialmente l’obelisco ed il colonnato della piazza in studio in modo da poter poi far coincidere i fotogrammi e le foto con il loro modellino, e ricreando al computer tutto lo sfondo intorno. E il risultato, ripeto, è semplicemente eccezionale, già dalla prima scena con il funerale del Papa.
Per concludere direi che vale comunque la spesa del biglietto, soprattutto per chi non ha letto il libro, e che magari potrebbe rimanere colpito dal finale. Anche se pure in questo caso è valsa la regola non scritta del cinema: ad un bel libro, difficilmente corrisponde un film altrettanto bello.
Musica consigliata per questo post: Angeli e Demoni, colonna sonora originale.   
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giovedì, 14 maggio 2009,15:58
Invece no, non è vero un cazzo questo detto! O per lo meno è vero a livello amatoriale, ma anche li ci sarebbe da discuterne. A me aver partecipato alla finale di coppa Italia non è bastato, mi sarebbe piaciuto ovviamente di più vincerla. Ma a quale tifoso non sarebbe piaciuto? Soprattutto se uno tifa Sampdoria come me, che le finali le viviamo di rado da protagonisti. Quindici anni dall’ultima volta che il Doria si gioca un trofeo, proprio una coppa Italia anche quella volta. Ci troviamo ad un passo dal sogno nonostante un gol preso a cazzo dopo quattro minuti dal via e raddrizzato dalla girata di testa del Pazzo alla mezzora. Ma niente, quest’anno non è annata, deve andare così e basta. Sbaglia Fantantonio dal dischetto (incredibile!!!), sbaglia anche Rocchi e allora cominci a pensare che “dai, adesso abbiamo il vantaggio di tirare per primi, gli mettiamo pressione”, che forse un’annata sfigata e balorda come quella di quest’anno la puoi raddrizzare con un colpo di coda in una notte dove tutto sembrava dire “vince la Lazio” (ma chi è il genio che si inventa una finale secca nello stadio di una delle contendenti?). E infatti è così, sbaglia anche il grande Campa, mentre Dabo no, non sbaglia. Castellazzi intuisce, ma in cuor mio sapevo che non l’avrebbe presa. Non è un para rigori il buon Luca, non rammento di avergliene mai visto parare uno da quando è in blucerchiato. Non gliene faccio una colpa ovvio, ma purtroppo su quel rigore cala il sipario. Mi rimane negli occhi il pianto del povero Marilungo (18 anni per il gioiellino della primavera, piangeva come se la sconfitta fosse dipesa da lui) e di Lucchini. Di Castellazzi che morde la maglia per non piangere a sua volta, di Cassano sconsolato abbracciato da Franceschini, che nessuno come Antonio ci avrebbe tenuto ad alzare quella coppa, all’Olimpico di Roma contro la Lazio, davanti a ventimila persone che si erano date appuntamento con magliette e bandiere blucerchiate nella curva sud. E mi rimane negli occhi anche Lotito che corre e abbraccia i suoi giocatori. Che lo possino anche lui. Una squadra che doveva essere fallita quattro anni fa, e che invece grazie allo spalma debiti (usato solo dalla Lazio, ora per legge non è più possibile farlo) e agli agganci di palazzo alza la coppa al cielo. Non so dove si trovi ora il povero De Coubertain, ma me lo venga a dire oggi che l’importante è partecipare…
Musica consigliata per questo post: mettete su quello che vi pare, il mio umore mi porterebbe a scegliere la marcia funebre.
mercoledì, 13 maggio 2009,00:00
Lunedì sera la Kate ha voluto che andassi a casa sua, dovevano parlarmi lei e Stefano. Onestamente, quando domenica mi ha telefonato per dirmelo, mi ero preparato a qualcosa di simile a una seccatura. Uno di quei favori che non puoi rimandare o cercare di non accettare proprio in virtù del fatto che te lo chiedono una coppia di amici e quindi, anche controvoglia, tu lo accetti e fai del tuo meglio. Così, quando poco prima delle otto è rientrato Stefano e ha pronunciato la frase “Glielo hai ancora detto?”, prima che la Kate cominciasse a parlare l’ho stoppata dicendogli di farmi prima accomodare a modo sulla poltrona. Beh quello che mi ha chiesto non è stata una seccatura ma un bell’onore, una di quelle offerte, come dice il titolo, che non si può rifiutare. Riferimento semplice e immediato che porta a pensare a Marlon Brando ne “Il Padrino”. Perché è proprio questo che dovrò fare, il padrino. Oh beninteso, non il padrino mafioso ci mancherebbe, ma bensì il padrino di Giulio, il loro bambino nato un mese e mezzo fa. E la cosa mi ha spiazzato e riempito di contentezza. Tutto mi aspettavo meno che una cosa del genere. Senza tirare in ballo la religione e ciò che comporta il ruolo di padrino (che, diciamocelo, è una cosa molto più impegnative del reggere un cero durante una messa), onestamente non avrei mai pensato di poter essere scelto per farlo, credevo la scelta cadesse su uno dei loro fratelli o un parente (e si che a Stefano di cugini non ne manca…). La cosa, devo ammetterlo, un po’ mi inorgoglisce, anche se tutto ciò comporta qualche piccola bega. Tipo comprare un bel vestito per la cerimonia e un bel regalo per il mio “nipotino”. Insomma, non c’è rosa senza spine. Tutte queste spese si vanno a sommare a quelle che, in rapida sequenza, dovrò sostenere nel prossimo mese e mezzo e cioè, in rigoroso ordine di apparizione: regalo matrimonio Simone, rata INPS, bollo auto, assicurazione auto e laboratorio, regalo matrimonio Massimo. Insomma, piove sul bagnato. Se qualcuno di voi è mosso a pietà e vuole contribuire con una donazione al sottoscritto me lo faccia sapere, vi farò avere il numero della mia poste pay per un versamento…  
Musica consigliata per questo post: direi che questa ci sta bene. No doubt - Simple kind of life.
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venerdì, 17 aprile 2009,18:08
Lei va di addominali con la tavoletta, mentre io vado a rana sempre con la tavoletta, così da poter parlare  mentre facciamo esercizi. Lo facciamo ogni tanto visto che nella nostra corsia siamo in quattro, massimo cinque a sera e la cosa mi piace. Il ritmo per la verità risulta un po’ lento, ma tanto chi ha fretta può passarci (quando dovevo imparare a nuotare anch’io ero uno di quelli che faceva più vasche possibili, ma ora invece tendo un po’ più al cazzeggio, soprattutto a fine lezione).
Irene: ohiohi, sono un po’ bloccata stasera.
Io: perché? Hai i crampi?
Irene: no, no… E’ che alle otto e un quarto ho mangiato un cannolo.
Io: un cannolo siciliano? Di quelli con la ricotta?
Irene: no un cannolo al forno!!!
Io: ah beh, questo cambia le cose… Ma come fai a mangiare un cannolo prima di venire in piscina?
Irene: avevo fame!!! La mamma aveva appena cucinato quelli avanzati per pasqua e ne ho mangiati uno.
Io: non è che ora mi vomiti addosso vero? E comunque perché non mangi una frutta verso le sei? Così ti smorza l’appetito.
Irene: ma l’ho mangiata! Solo che poi a casa avevo ancora fame. E poi la pasta al forno mi piace troppo. Uno però l’ho lasciato.
Io:  eh… Te lo tieni per dopo vero?
Irene: no che dici… Dopo una tazza di latte e un po’ di biscotti. Io sto leggera dopo la piscina.
Io:
Alessandro: (superandoci) eh ma codesto è amore allora…
Io: no è che si parlava… Così… Della pasqua…
Irene:
Io:...
Io:… Insomma dopo la piscina stai leggera eh?
 
Musica consigliata per questo post: tranquilli, ho i piedi piantati a terra anche se siamo in acqua. Six pence none the richer – Don’t dream it’s over.
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mercoledì, 15 aprile 2009,16:42
Sotto il cielo della toscana c’è finalmente un bel sole caldo, e poco importa che i metereologi abbiano previsto pioggia per domani: in questi giorni mi sono finalmente goduto un bell’anticipo d’estate! Che fa comunque da contraltare alle mie condizioni fisiche poco prestanti. Purtroppo mi trascino malanni vagamente assortiti da ottobre, e non riesco mai a recuperare appieno. So cosa state pensando e avete ragione: dovrei dare tregua alla mia attività fisica. Il fatto è che questa attività fisica controlla il mio peso corporeo. In pratica tenderei ad ingrassare come un anatra adibita a diventare pathè se non facessi quello che faccio. Si fa presto a dire di mangiare meno ma come si fa? Soprattutto sotto i periodi festivi poi. Personalmente il problema dell’anoressia proprio non mi riguarda, ma per una sciaguratissima conformazione fisica il mio organismo assimila più di quello che dovrebbe ( o per lo meno assimila più grassi). Va da se che ciò non è affatto bello per il mio giro vita, quindi, alla faccia dei miei malanni, a breve comincerò persino a correre la sera. Come dice quel tizio, ciò che non ti uccide ti fortifica, quindi mi ritrovo ad avere due scelte, che non è poco. Uno: va male e peggioro le cose. Due: va bene e miglioro le mie prestazioni fisiche. Non sono uno scommettitore, ma vi consiglieri di puntare su di me. La testardaggine è compresa nel pacchetto, prima di spezzarmi ce ne vuole. In definitiva la penso esattamente come Tom Cruise alias Charlie Babbit in “Rain Man”: scommetto due che va bene…
Musica consigliata per questo post: fondamentalmente non c'entra un cazzo niente con quello che ho scritto, ma il titolo rende bene l'idea della corsa. Vi mando tutti nei favolosi anni ottanta. Kate Bush - Running up that hill.
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giovedì, 02 aprile 2009,11:07

Non avrei mai voluto scrive questo post (tranquilli, non è un addio, vista la moria di blogger in circolazione puntualizzo subito) ma devo parlare con qualcuno al di fuori della squadra perché parlare con loro è come parlare contro un muro. Anzi, il muro darebbe più soddisfazioni, perlomeno non risponde con frasi prese direttamente dal manuale del perfetto giocatore (quelle che si impara in tv ascoltando i professionisti) che ti fanno venire il latte alle ginocchia. Bisogna però che faccia un breve riassunto della nostra stagione. Squadra fatta per vincere, tre acquisti di peso e subito partenza razzo: cinque partite e cinque vittorie. Poi perdiamo lo scontro diretto con i futuri vincitori del campionato (anche in maniera un po’ rocambolesca) e da li in poi, nelle successive sedici (16!!!) partite, vinciamo solo sei partite e perdiamo, anche con figure imbarazzanti, le altre dieci. Settimo posto e fuori dai play off per la promozione. Ci rimangono i play off B (e già la lettera B indica che sono play off inferiori, quelli per i poveri fatti solo per far entrare soldi nelle casse dell’ASI), che comunque porterebbero a giocarsi un posto per le regionali. Ma il trend non cambia. Vinciamo la prima perché gli avversari sono un uomo in meno, la seconda la pareggiamo ma ci va di lusso, e mercoledì perdiamo con un catastrofico 14 a 2… Senza corsa, senza grinta, senza cuore ma soprattutto senza serietà. Una partita inguardabile. Avete idea di cosa significhi raccogliere quattordici volte la palla nella propria porta? Vedersi arrivare tre avversari contro e sapere che per quanto tu possa parare il primo tiro tanto il secondo finirà in rete perché non hai compagni che intercetteranno la ribattuta? E sempre perché non riusciamo a correre per almeno una mezzora? Gente che fa due allenamenti settimanali più una partita al sabato o alla domenica non è nemmeno in grado di reggere una mezzora di calcetto. E poi vengono a dirmi che non ci siamo con la testa perché ormai è da settembre che si gioca e che bisognerebbe staccare un po’. Ma che cazzo di discorsi sono questi? Non siamo mica professionisti, si viene a giocare a calcetto proprio per staccare dal lavoro e da tutti i cazzi e contro cazzi delle proprie vite. Per ritrovarsi e divertirsi un ora fondamentalmente. Ma se tutto questo deve essere un peso si sta a casa, se non se ne ha voglia si sta a casa, se non siamo in grado di mantenere gli impegni allora non si prendono! Perché io mi sono rotto di venire a giocare e pagare anche dieci euro per fare queste figure di merda.

Ecco, ora l’ho detto anche a qualcun altro pur essendo conscio che non cambia nulla. E che martedì, nonostante tutto, si torna in campo un'altra volta con la speranza che, se proprio dobbiamo perdere, almeno facciamolo con dignità. Perché io l’impegno l’ho preso e lo mantengo e quindi martedì ci sarò come sempre, ma se non si cambia qualcosa allora il prossimo anno è meglio che si faccia festa. Saluti e baci a tutti e arrivederci, meglio trovarsi sulla sala a fare una bevuta se vogliamo continuare a vederci. Almeno con dieci euro mi prendo un gin tonic e una focaccina. Che sono sicuramente più gustosi e più digeribili di quattordici gol…

Musica consigliata per questo post: quella che vi pare. Non ho la minima idea di cosa mettere per uno sfogo. Forse è meglio un pietoso silenzio.

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martedì, 31 marzo 2009,11:27

Mikael Blomqvist è un giornalista che si ritrova alle soglie di natale in una brutta situazione. Direttore della rivista Millennium si ritrova a perdere la causa contro l’industriale Wennestrom, da lui accusato di essere uno speculatore. La cosa ha conseguenze drastiche. Mikael è costretto, per salvare la facciata del suo giornale, a licenziarsi dalla carica di direttore e a prendersi un anno sabbatico, anche per scontare la pena detentiva che gli viene comminata a seguito del processo. Ma proprio quando le cose sembravano andare per il peggio, l’ex industriale ormai più che ottantenne Henrik Vanger arriva in suo aiuto. Il vecchio lo assume per un anno intero ad una cifra enorme con lo scopo, mascherato dalla facciata di scrivere una biografia sulla dinastia dei Vanger (uno dei colossi dell’industria svedese), di fare luce sulla scomparsa di sua nipote, avvenuta a metà degli anni sessanta. Dapprima riluttante all’idea, Mikael accetta, anche perché Henrik mette sul piatto, oltre ai soldi, anche materiale per poter smascherare Wennestrom, che aveva cominciato la sua ascesa imprenditoriale proprio all’interno del gruppo Vanger. Tutto ciò, comunque, solo a patto che Mikael indaghi per un anno alla scomparsa della nipote.

Ho comprato “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson perché avevo letto un articolo sul magazine del Corriere della Sera. Vero e proprio successo letterario, (a cui fanno seguito altri due romanzi che compongono la trilogia di “Millennium”), il suo successo è ora anche al centro di una controversia tra gli eredi dello scrittore, morto prima di poter assaporare il successo. Il libro è molto bello, serrato, e si lascia leggere molto volentieri. Si potrebbe paragonare quasi al “Codice da Vinci”, anche se tratta argomenti totalmente differenti. Come Dan Brown, anche Larsson riesce ad incollare il lettore al libro, e sebbene magari qualche punto della storia sia un po’ debole, ve lo consiglio.

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lunedì, 09 marzo 2009,09:38

Randy “The Ram” Robertson è una ex gloria del wrestling anni 80 che ormai combatte solo per le palestre o i piccoli palazzetti americani. Al termine di un incontro in una palestra viene colto da infarto rischiando di morire. Una volta ristabilito, il dottore gli vieta sia l’attività, sia ovviamente tutti gli anabolizzanti e gli steroidi che fanno da contorno alla lotta americana. Randy cerca di ovviare a questo cambiamento di vita cercando di riallacciare i rapporti con sua figlia e provando seriamente ad avere una relazione sentimentale con la ballerina di nigth club Cindy. Ma la parabola di Randy durante tutta la sua vita è stata quella di un perdente, e non ci sarà nessun riscatto finale.

Bellissimo il film di Aronofsky, con un Mickey Rourke veramente in palla e a suo agio con un personaggio che gli calza a pennello, non solo fisicamente ma anche nella realtà. Il film è crudo, sempre velato da un’amarezza mai nascosta, nemmeno nei momenti di gioia con la figlia. Brava anche la Tomei nel ruolo di Cindy, la squillo di cui si innamora Randy. Un piccolo capolavoro, soprattutto perché è un film realizzato a basso costo, ed esploso grazie al passa parola del pubblico. A mio avviso giustissimi tutti i riconoscimenti ricevuti, dal Leone d’oro di Venezia al Golden Globe per l’interpretazione di Rourke.

Musica consigliata per questo post: ovviamente la canzone di Springsteen che chiude il film. Bruce Springsteen - The Wrestler. 

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